“Mauer im Kopf”: I fantasmi del Muro di Berlino

“Mauer im Kopf”: I fantasmi del Muro di Berlino

Molte delle cose di Berlino sono uguali a quelle di qualunque altra capitale. Ma prova a fare una passeggiata lungo Bernauer Straße e ti troverai ad affrontare il recente passato della città, grazie ad una delle poche sezioni rimaste del Muro di Berlino. Questa struttura, tanto imponente quanto ripugnante, simboleggia fortemente il difficile periodo post-guerra della Germania, durante il quale la nazione divenne il fronte del conflitto tra due superpotenze e le loro ideologie.
Nel 1945 la Germania fu divisa tra le potenze Alleate, ovvero Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e URSS. Berlino, essendo la capitale e la città più grande, fu suddivisa in maniera analoga, nonostante si trovasse al centro della zona sovietica del Paese. Quando il rapporto tra Ovest ed Est si raffreddò e congelò con la Guerra Fredda, la Germania venne divisa ancora più profondamente e nel 1949 furono fondati due stati: l’occidentale Repubblica Federale di Germania (BRD) e la Repubblica Democratica Tedesca (DDR).
Berlino Ovest divenne un’enclave occidentale nel territorio della DDR.
Ad ogni modo, i tedeschi sotto il dominio sovietico si stufarono presto del regime repressivo e della lenta ripresa dalla guerra, specialmente se comparata all’eccezionale sviluppo post-bellico della Germania dell’Ovest. Furono in molti a lasciare la parte Est in cerca di una vita migliore, facilmente reperibile al di là del confine. Nel 1952 il governo della DDR chiuse la frontiera, ottenendo però scarsi risultati visto che quella tra Berlino Est ed Ovest rimase aperta. Tra il 1945 e il 1961 emigrarono, per lo più dalla Germania dell’Est, 3,65 milioni di tedeschi, equivalenti al 19% dell’intera popolazione del Paese. Al giorno d’oggi questo equivarrebbe a 12,5 milioni di Britannici o a 61 milioni di Americani che lasciano la loro patria.

Alla fine, nel 1961 il governo della DDR decise che ne aveva abbastanza. I berlinesi, svegliandosi il 13 agosto 1961, rimasero sbalorditi nel trovare la loro città tagliata a metà dal filo spinato del Muro di Berlino. In seguito furono installati blocchi di cemento e la cosiddetta “striscia della morte”, larga 100 metri, fu sgomberata. Per i 28 anni successivi, la frontiera fu praticamente impenetrabile per gli abitanti della parte Est.
Esplorare Berlino concede un’interessante sguardo sulla città (un tempo) divisa. In molte parti del suo centro di si può a malapena dire che il muro sia mai stato lì, tanto meno da che parte di esso ci si trovi.
La “striscia della morte”, una tela bianca per imprenditori edili dopo la caduta del muro, è stata quasi interamente ricoperta da nuovi edifici, lasciando soltanto una linea di selciato così da segnare il vecchio confine. Al contempo, nella parte Est i vecchi fabbricati sono stati puliti e rinnovati ed ora hanno lo stesso valore di qualsiasi altro della parte Ovest. Persino i tram, ritirati a Berlino Ovest per far spazio alle automobili, attraversano ancora una volta il confine di un tempo. Ma se si viaggia al di fuori del centro della città, la differenza diventa molto più evidente.
Molti aspetti dello sviluppo suburbano delle due parti di Berlino, risalente al dopoguerra, riflettono le ideologie delle loro potenze dominanti. Così, a Steglitz (Berlino Ovest), l’autostrada A103 – una “superstrada” se si vuole – passa attraverso un tratto brutto e molto americano nel mezzo di sobborghi altrimenti tipicamente tedeschi. Tutto ciò per consentire il libero passaggio dell’auto, a lungo tenuta nel mondo occidentale, in particolare negli Stati Uniti, come simbolo di democrazia e libertà – dopotutto è chi guida a scegliere dove e quando viaggiare.
Nel frattempo, a Friedrichshain (Berlino Est) c’è Karl-Marx-Alee, un impressionante viale largo 90 metri e lungo quasi 2, in perfetto stile stalinista. Infatti, è addirittura detto Stalinallee e vantava una statua del leader sovietico quando fu realizzato per la prima volta. L’ideologia comunista della Germania dell’Est può inoltre essere vista nell’edilizia abitativa del dopoguerra, come nel complesso residenziale di Marzahn: blocchi di torri monolitici e prefabbricati, che offrono a tutti gli abitanti ugual spazio e agi. Sebbene privi di attrattiva, garantirono ai loro primi residenti un enorme miglioramento delle condizioni di vita, al di sopra delle vecchie case urbane.
Eppure non è soltanto ciò che si vede a cambiare, ma anche ciò che si pensa. Il muro “fisico” di Berlino potrebbe essersene andato, ma il “Mauer im Kopf” – il muro nella mente – persiste. La maggioranza dei tedeschi crede che le differenze tra le due Germanie superino le analogie. Anche i tedeschi nati dopo la caduta del muro, il 44% della parte Est e il 30% di quella Ovest, ritengono maggiori le disuguaglianze. Il divario si sta chiudendo, ma lo sta facendo lentamente. Le opinioni degli altri sono spesso ancora colorite da etichette derogatorie come “Jammer-Ossi” (orientale frignone) e “Besser-Wessi” (occidentale migliore, che gioca sul tedesco “Besserwisser” – sapientone). Berlino e la Germania saranno mai davvero riunite? Chi può dirlo. Ciò che è certo è che si tratta di un processo ancora incompleto.

 

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