4 ragioni per cui imparare il tedesco è davvero difficile

4 ragioni per cui imparare il tedesco è davvero difficile

 

Il tedesco è una lingua che di per sé, almeno a noi italiani, incute abbastanza timore. Ricordo ancora la disperazione di quando ho scoperto che nel liceo che volevo frequentare il suo insegnamento era obbligatorio. Ma in qualche modo col tempo questa lingua è riuscita non solo ad entrarmi in testa, ma addirittura a piacermi, tanto da farne uno dei pilastri dei miei studi. Se alcune regole risultano difficili da imparare (come quelle più assurde, di cui abbiamo scritto qui), ci sono anche casi in cui questa lingua risulta più facile dell’italiano o anche dell’inglese. Ecco una raccolta bilanciata di queste due eventualità. Decidere se iniziare a studiarlo oppure no spetta solo a voi…

1. Perché la stessa cosa si può dire in 500 modi diversi

Il tedesco è una lingua molto ricca di lessico. Questo è dovuto in parte alla sua incredibile capacità di creare parole nuove tramite la Wortbildung, ovvero l’unione di più parole esistenti oppure di un sotantivo con uno o più suffissi. In più a causa della forte domonazione culturale francese del Settecento, che come spesso accade si è tradotta in dominazione linguistica, per esprimere molti concetti in quel periodo si è diffuso un francesismo (o comunque una radice proveniente dalle lingue romanze); quando poi nell’Ottocento sono arrivati il Romanticismo e il conseguente nazionalismo, ci sono stati linguisti che hanno creato letteralmente a tavolino parole al 100% tedesche per esprimere quello stesso concetto (alcuni esempi: divisione = Aufteilung/Division, definizione = Bestimmung/Definition…). Risultato: molte cose in tedesco si possono dire con due parole completamente diverse ma di significato identico, la scelta dell’una o dell’altra può dipendere da criteri esclusivamente stilistici. Questa ricchezza si applica purtroppo anche a intere frasi e modi di dire. Risultato: anche se studiate tedesco da 10 anni e conoscete 5 modi diversi di chiedere „come stai?“, ci sarà sempre il giorno in cui arriva un madrelingua e utilizza quel sesto modo che voi con conoscete. E voi rimarrete allibiti, imprecando e chiedendovi come sia possibile che dopo 10 anni di studio ancora non riuscite a capire frasi di tale banalità.

2. Perché la lingua parlata è tremendamente diversa da quella scritta

Parlando con varie persone ho scoperto che non è successo solo a me: dopo 8 anni di studio del tedesco in Italia, sono arrivata in Germania e non capivo neanche una parola. Neanche una. Potete immaginare lo stato di depressione in cui è possibile cadere, dopo tutta la fatica che si è fatta per imparare TUTTE le regole di grammatica esistenti, il genere di migliaia di sostantivi, la fraseologia ecc… Questo è sicuramente un problema delle scuole/università italiane, che insegnano tanta grammatica e letteratura, ma poco il modo in cui si parla veramente una lingua. Tuttavia con il tedesco c’è proprio un dato di fatto alla base di tutto, ovvero che la lingua parlata comunemente in situazioni informali è completamente diversa da quella scritta. Non per niente ha un altro nome, la cosiddetta Umgangssprache, („lingua veicolare“) e il suo lessico è stato raccolto addirittura in dizionari. Inoltre ha la particolarità di essere trasversale ai dialetti, una cosa, per esempio per l’italiano, impensabile.

Quello che la caratterizza sono tutte quelle parole prive di significato che i tedeschi utilizzano per dare un tono alla frase (un po’ quello che sostituisce il nostro gesticolare) come mal, schon, halt, doch… Si dice che il livello di utilizzo di queste paroline distingue un vero madrelingua da una persona che, anche se parla benissimo tedesco, lo ha imparato come seconda lingua. Poi c’è la tendenza a dividere sempre di più, seguendo l’esempio dei verbi separabili, che porta a chiedere sempre più spesso „Wo kommst du her?“ e „Wo gehst du hin?“ piuttosto che i consueti „Woher kommst du?“ e „Wohin gehst du?“. E poi c’è anche un certo gusto dei tedeschi a rendere la lingua più viva con espressioni particolari per cui probabilmente un tedesco non ti chiederà „Wie geht’s?“ per dire come stai ma piuttosto „Wie läuft’s?“ oppure „Wie ist es?“…

3. Perché ci sono tre generi per i sostantivi e tranne pochissime regole la scelta è random

È il più grande shock di quando si inizia a imparare il tedesco: scoprire che non solo ci sono tre generi diversi (maschile, femminile e neutro), ma che in più tranne pochissimi casi (parole che terminano in –ung sono tutte femminili, quelle in –er normalmente maschili) tale genere non dipende da come sia fatta la parola ma appioppato in modo quasi totalmente random. Non solo: lo stesso vale per il plurale; anche qui, tranne i casi di cui sopra, non ci sono regole precise. Il risultato è che a differenza di altre lingue quando si impara un vocabolo non basta imparare il vocabolo stesso: contemporaneamente bisogna imparare il suo genere e il suo plurale. Una violenza, insomma. A tutto ciò si aggiunge il fatto (come abbiamo scritto qui) che a volte il genere non è nemmeno intuitivo dal significato della parola, perché un nome che è logica dovrebbe essere femminile come gonna oppure ragazza, in realtà in tedesco sono rispettivamente maschile e neutro (der Rock, das Mädchen).

4. Perché alcuni suoni per noi sono davvero difficili da pronunciare

Conosco alcuni che ce l’hanno fatta. Assume i contorni di una leggenda questa storia perché alcuni suoni della lingua tedesca, almeno per noi italiani, risultano davvero difficili da pronunciare. Molte persone hanno difficoltà con la ch (da non confondere con la sch!) di cui ci sono addirittura due versioni (se non vi eravate mai accorti della differenza non vi preoccupate, è normale, neanche i tedeschi stessi probabilmente se ne accorgono): quella che si trova dopo le vocali come a, o, u (Dach, Buch, Loch in fonetica x), e quella che si trova dopo le vocali anteriori i, e, ä, ü, ö (ich, Brecht, lächeln, Löcher, Bücher in fonetica ç). Io invece personalmente ho sempre trovato terribile la simpatica r gutturale tedesca, quella che parte da qualche punto misterioso della gola e fa cambiare completamente il suono di parole come Brot. Per anni ho provato a riprodurla, poi alla fine mi sono arresa, niente da fare. Riconosceranno immediatamente che sono italiana dalla mia r rhotic. Sapete cosa penso? Pace. Anche loro proveranno inutilmente per anni a ruotare la r all’infinito come facciamo noi, e non ci riusciranno mai.

Italie

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